Sensi d’Islanda – una riflessione “sull’invisibile”

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Islanda: terra dell’aurora boreale e del sole di mezzanotte. Dei ghiacciai e dei vulcani. Delle balene e delle pecore.
Islanda, terra di contrasti.
Tutto profuma di magia e avventura, in questa ostinata isola del nord che sta a cavallo della dorsale medio atlantica.
Sarà per questo, che dopo un lungo viaggio attraverso tante e tali bellezze ho deciso di stravolgere la mia vita e diventare tour leader nella terra del ghiaccio e del fuoco.
Ciò che più mi ha ammaliata di questo luogo unico al mondo è stata l’energia: di fronte a una natura così nuda e forte non si può che sentirsi piccoli e al tempo stesso parte di qualcosa di immenso e potente.
Una sensazione bellissima che desidero condividere con chiunque voglia provarla.

Una persona spalanca le braccia di fronte a una laguna glaciale piena di iceberg

Nessuno escluso.

Ma davvero chiunque può godersela? Sì. Fortemente sì. Basta solo trovare un modo e l’Islanda, seppur con le sue asperità, diventa proprio per tutti.
Ho seguito più di un corso a tema turismo accessibile durante il periodo di stallo turistico da COVID ma uno in particolare mi ha dato molto.
Da diverso tempo ho il desiderio di portare con me persone con disabilità visive, perché mi sono resa conto che sono tra le più ignorate dal mercato turistico.
Una profonda ingiustizia, e mi conoscete abbastanza da sapere che non vado molto a braccetto con le ingiustizie.
Negli ultimi mesi ho appreso tantissimo e conosciuto viaggiatori, formatori, accompagnatori che non finirò mai di ringraziare per avermi aperto gli occhi (e non è una battuta infelice, vi giuro!) su quanto posso fare per e con loro.
Ho avuto una grande conferma: sembrerebbe una pazzia, quella di portare ipo e non vedenti in Islanda, ma non la è affatto.
Questa è una terra che si vede benissimo anche senza l’uso degli occhi.

Non è stato facile comprendere come si possa vivere l’esplorazione senza l’ausilio di quello che per quasi tutti noi è il senso principale: la vista.
Probabilmente non lo capirò mai del tutto ma mi sono impegnata a fondo per “vedere” questa terra in modo diverso. L’ho “scomposta”, analizzata secondo il mio sentire e mi è stato chiarissimo un messaggio: l’Islanda comunica attraverso un linguaggio atavico che ben conosciamo ma che spesso soffochiamo con eccessivi ragionamenti.
Lo stesso linguaggio che, sin dai tempi in cui eravamo poco più di un essere primitivo, ci ha guidati permettendoci di esplorare, comprendere, scoprire: quello dei cinque sensi.
E se uno di questi 5 in voi scarseggia…nessun problema, gli altri 4 vi travolgeranno.
Perché credetemi, quando vi dico che quassù i sensi si riempiono. Posso raccontarveli un po’?

Un immenso campo lavico coperto da morbido muschio verde.
Sullo sfondo, montagne.

Una gioia per gli occhi.

Lo so, ho cominciato col parlare di ipo e non vedenti e poi tiro subito in ballo la vista.
In questo articolo, che è nato come una riflessione tra me e me, ho voluto sezionare l’isola in cinque.
Ogni senso a sé. Potevo non parlare dei colori che questa natura offre? Decisamente no.

La tavolozza di colori estremamente contrastanti che dipingono i paesaggi dell’isola è degna di un dipinto di Mirò: ogni luogo è un’esperienza dai cromatismi inaspettati.
I paesaggi tinti di infuocato arancione dagli infiniti tramonti estivi- col sole di mezzanotte che bacia la terra e rapido rimbalza, tornando a salire- riescono a scaldare il cuore nonostante le basse temperature.
In inverno, invece, è impossibile trattenere le grida di gioia (e spesso qualche lacrima) di fronte al verde brillante dell’aurora boreale che danza in cielo.
L’opaca sabbia grigia di Reynisfjara diventa lucida e si tinge di nero al passaggio delle onde.
Quella di Rauðisandur invece ha una tiepida tinta ambrata. Incredibile pensare che arrivi a depositarsi fin lì dalle regioni tropicali, trasportata dalla Corrente del Golfo.
Jökulsárlón toglie il fiato, con i suoi gelidi e maestosi iceberg turchesi che galleggiano nella laguna, decorati da strisce nere rivelatrici di antiche eruzioni vulcaniche.
È affascinante ammirare l’immenso campo di lava di Eldhraun, coperto da un tappeto verdi muschi centenari le cui sfumature vanno dallo smeraldo al color lime.
Insomma, non stupisce di certo che l’Islanda sia tanto amata dai fotografi.

Fumarole e pozze di fango che ribolle. La terra è grigia e rossa, l'aria satura di vapore.

Respirare il Nord.

Anche se non ci facciamo caso, il nostro naso registra una quantità di informazioni incredibili.
Quanti odori ci riportano in un attimo a un ricordo!
Questo paese ve ne proporrà molti. Uno tra tutti, che non siamo così abituati a sentire, è quello di zolfo.
In alcune zone riempie le narici quando si apre il rubinetto dell’acqua calda, in altre lo si può apprezzare direttamente dal cuore della Terra, quando soffia prepotente dalle fumarole.
A qualcuno fa storcere il naso ma spesso odore di zolfo significa meravigliose pozze d’acqua calda nelle quali potersi rilassare, e allora sì che si impara ad apprezzarlo.
Lungo tutta la costa si respira pulita e fresca aria che profuma di oceano, di sale e di vento.
Una cosa che mai avrei immaginato è l’odore di un vulcano in eruzione. Non avevo mai pensato all’aspetto olfattivo fino a quando non mi sono ritrovata con la lava fresca a due passi dai miei piedi. E sapete di cosa sa, la lava fresca? Di petardi. I miei occhi dicevano “lava”, il mio naso invece suggeriva “festa di capodanno”. E che ci crediate o no, la cosa che mi ha maggiormente stupita nell’assistere allo spettacolo della costante colata lavica è stato proprio l’odore.
Non vi nascondo, però, che uno dei miei odori preferiti, quando si parla d’Islanda, è quello di cannella, che esce dalle porte delle panetterie e mi invita a entrare e comprarmi un dolcetto.

I piedi nudi di una persona appoggiano sulla sabbia nera.

In punta di dita.

La natura si è sbizzarrita ed ha scolpito l’isola con le più eterogenee forme e consistenze immaginabili.
È un’esperienza unica poter toccare i colonnati basaltici che si ergono maestosi o piastrellano il terreno con sagome che sembrano frutto del lavoro di un architetto fantasioso.
Sulla spiaggia di Breiðamerkursandur potrete far scorrere le dita sugli iceberg depositati lungo la riva. Quasi commuove pensare di avere sotto mano del ghiaccio formatosi fino a 2500 anni fa.
I muschi tessono immensi tappeti, spessi e soffici; è vietato camminarci sopra perché potrebbero morire (ed impiegano decenni a crescere così come li vedete) ma potete accarezzarli con delicatezza per apprezzarne la superficie vellutata.
Visitate uno dei tanti negozietti artigianali di Lopapeysa, i tipici maglioni realizzati con la speciale lana non filata caldissima e idrorepellente.
Risulta un po’ pruriginosa quando il maglione è nuovo ma poi diventa morbida come una coccola.

Un cavallo islandese galoppa in un grande campo. Sullo sfondo, montagne.

La voce dell’isola.

Il vento è un compagno di viaggio che difficilmente vi abbandona.
Riesce a essere estremamente irruento, con raffiche che spesso superano i cento chilometri orari, ma regala brividi forti quanto il suo impeto. Sentirlo fischiare riempie di energia.
Gli uccelli, impavidi, lo sfidano coi loro voli e gorgheggi.
Durante la primavera le Beccacce si librano in spettacoli aerei e cantano giorno e notte (perché di buio ce n’è proprio poco, in quei mesi) per sedurre le loro belle.
I ghiacciai, imponenti e solo apparentemente immobili, producono schiocchi profondi che riecheggiano tutto attorno. Un po’ come i cubetti di ghiaccio quando li si tuffa in un cocktail, solo molto più “in grande”.
Il loro sciogliersi crea una ragnatela di fiumi e cascate che non cessano mai di scrosciare, roboanti.
E che scarica di adrenalina quando, costeggiando un fiordo, ad un tratto si sente un forte sbuffo!
Sono decine le specie di cetacei che attraversano questi mari e si fanno sentire coi loro salti fuori dall’acqua e portentosi soffi.
Uno suono particolarmente emozionante è quello del galoppare dei cavalli che si radunano a decine e corrono, a volte giocando impennandosi, su paesaggi che mozzano il fiato.
C’è una parola islandese che descrive questo rumore ed è “hófadynur”: significa letteralmente “tuonare di zoccoli”. Romantica, evocativa e calzante!

Un piatto pieno di tipica zuppa di agnello. Sulla destra, un cucchiaio.

Gustare l’Islanda.

Viaggiare è anche scoprire nuovi sapori.
Diciamocelo: noi italiani siamo spesso un po’ prevenuti quando si tratta di cibo, soprattutto quando pensiamo all’estremo Nord. Si crede che le popolazioni che vivono a queste latitudini mangino cose poco invitanti ma, per fortuna nostra e loro, non è così: quest’isola saprà regalarvi suggestioni culinarie inaspettate.
Il burro, un prodotto tanto semplice quanto squisito, viene usato in molte pietanze ma da solo su un pezzo di pane saprà incantare anche i più gourmet tra di voi.
Lo Skyr, formaggio simile allo yogurt, è perfetto per la colazione o per uno spuntino pieno di energia ma povero di calorie.
Consiglio di assaggiarlo direttamente in fattoria, a chilometro (o meglio, centimetro) zero.

Specialità assoluta dell’isola è l’agnello, allevato sin dai tempi dei primi coloni.
Le pecore pascolano libere durante i mesi caldi dell’anno, nutrendosi di quel che trovano in natura. Questo rende la loro carne unica al mondo, motivo per cui l’agnello islandese si è guadagnato addirittura il marchio registrato.
Ci sono molti modi per cucinarlo ma un classico è la zuppa kjötsúpa, servita con pane e burro.
La carne di agnello viene utilizzata anche per i famosi hot dog, assolutamente da non perdere. Fermatevi al primo chiosco e prendetene uno “con tutto”, per assaporarlo come piace agli isolani.
Se amate pesce e crostacei avrete occasione di assaggiarne di freschissimi.
Da non perdere il tradizionale plokkfiskur: stufato di pesce, patate, cipolle e besciamella.
E per dessert? Un salto in panetteria non delude mai.
Rotelle alla cannella, dolcetti al rabarbaro, biscotti speziati…avrete l’imbarazzo della scelta.
La “caramella nazionale” è sicuramente la liquirizia. Salata, col pepe, ripiena di marzapane e ricoperta di cioccolata: proprio per tutti i gusti!

La cascata Gullfoss sovrastata da un arcobaleno.

Heima

Si dice che casa sia quel posto che puoi lasciare coi piedi ma non col cuore.
Quando sarete tornati da un viaggio in questo Paese unico al mondo, vi renderete conto che un pezzo del vostro cuore sarà rimasto là, incastrato tra un iceberg e un campo di muschi verdeggianti. Racconterete a tutti la vostra avventura.
Avrete il “male d’Islanda”.
La cura? Una carta d’imbarco per tornare là, a casa.
O come direbbero gli islandesi, heima.
Una casa che è davvero aperta a tutti, nessuno escluso.


Grazie di cuore al preziosissimo staff della ONLUS La Girobussola, che mi ha mostrato un grande entusiasmo e mi ha fatto capire di essere sulla strada giusta.
Grazie ai loro viaggiatori, instancabili ricercatori di bellezza.
Grazie al formatore Francesco Casaburi che con la sua simpatia ed esperienza mi ha dato molti più strumenti di quanti probabilmente possa immaginare.

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