Scopri gli islandesi con Cafferð: una storia per un caffè.

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Era a Reykjavik, a mollo in una delle piscine comunali che mi sono tanto care. Da solo, si rilassava, si guardava intorno.
Io chiacchieravo con mio marito e lui si è incuriosito per la nostra lingua.
“Di dove siete?”, ha chiesto.
È così che ho parlato per la prima volta con un islandese.
Un medico che ci raccontò di essersi preso un periodo di pausa dopo un tremendo burnout.
Rimanemmo a lungo a raccontarci. Perché eravamo lì? Cosa ci aveva portati in Islanda?
Ci eravamo innamorati di quella terra leggendola sui libri, guardando le foto.
Ci avevamo messo piede da turisti inesperti e quell’amore si era rafforzato.
Non sapevo che quelle due chiacchiere in piscina, col mio “spaghetti english” che è efficace al 100% ma distante dall’esser perfetto, sarebbero state le prime che mi avrebbero fatta innamorare anche degli islandesi.

Macché freddi…

Si tende a pensare agli islandesi come a un popolo algido, chiuso in sé stesso.
E per certi versi, paragonandoli al nostro modo italiano di vedere la socialità, potrebbe sembrare vero.
Ma attenzione: questa gente rispecchia perfettamente la propria terra.
Sotto uno scudo di ghiaccio c’è un cuore di calda lava (e questa me la posso vendere alla Perugina).
E quando lo scudo di ghiaccio si scioglie si scopre un tesoro.
Ho trovato, lungo il mio percorso, persone che sono diventate quasi famiglia.
Da quel momento l’Islanda, che già mi aveva catturata con la sua bellezza, ha cominciato a corteggiarmi con la sua gente. E ho ceduto, diamine, se ho ceduto!
Storie, sorrisi, lavoro, tempeste. Tutto, se condiviso con la gente del luogo, prendeva un altro valore.
E allora perché degli islandesi non si parla quasi mai?

Il COVID, le chiacchiere, il caffè.

Se c’è una cosa che gli islandesi mi hanno insegnato è che coi problemi bisogna venirci a patti.
Lo sanno bene, loro, che vivono spalla a spalla con una natura che in due minuti può stravolgergli la vita.
Durante il lockdown ho avuto modo di stringere ulteriormente i rapporti con EPI, fumettista autrice di “Takk, perdersi in Islanda”.
Abbiamo parlato molto dell’isola e degli isolani.
E lì è nata un’idea figlia della pandemia: siamo tutti sullo stesso grande pianeta, siamo tutti più simili di quanto si potrebbe pensare.
E cos’è che ci accomuna?
Passione, emozioni, sensibilità, difetti. E il caffè.
Il caffè unisce il mondo!

E allora, perché non raccontare ai nostri conterranei gli islandesi usando come punto d’incontro proprio quello?

Cafferð

Gireremo l’Islanda dal 7 al 21 Settembre portando con noi una caffettiera e offrendo un caffè a tutti gli islandesi che vorranno raccontarsi.
Abbiamo chiamato questo progetto Cafferð (Caffè + Ferð -viaggio- )
Cercheremo di avvicinarvi, coi nostri modi tutt’altro che formali, ad un popolo ricco di sorprese.
Abbiamo lavorato molti mesi a questo piccolo desiderio.
Abbiamo sentito forte la necessità di palesare la bellezza di questi esseri umani del Nord troppo spesso dimenticati ma che contribuiscono fortemente a rendere la loro terra così speciale.
Perché l’Islanda è unica, ma gli islandesi di più.

Prenditi un caffè con noi!

Vi invito a seguirci sui social, perché durante il viaggio condivideremo tutto il possibile con voi.
Sul nostro sito avrete occasione di approfondire il progetto, scoprendo di più su me, su EPI e sull’idea che ci ha portate qui.
Se poi volete entrare a far parte del #teamcafferd visitate il nostro kickstarter, ci sono un bel po’ di ricompense per chi ci sostiene!

Siete pronti? La caffettiera è già sul fuoco!

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